Guida

LA GUIDA ALLA RAPPRESENTANZA STUDENTESCA

INDICE:

1. La Rappresentanza Studentesca

2. Autonomia scolastica e Buona Scuola

3. I rappresentanti degli studenti

4. Gli organi e gli spazi studenteschi

5. Gli organi collegiali

6. Lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti

7. Normative fondamentali

8. La Rete e la Rappresentanza

 


 

La Rappresentanza Studentesca

Che cos’è?

La rappresentanza studentesca è una parte molto importante della vita degli studenti, perché è prima di tutto l’applicazione diretta della democrazia rappresentativa nel mondo della Scuola. Poiché questo è il sistema politico-istituzionale della nostra Repubblica, allora la rappresentanza studentesca costituisce anche il miglior modo di educare gli studenti – i giovani cittadini italiani – alla cittadinanza attiva e al concetto di comunità. Una funzione fondamentale per il futuro del Paese, perché saper essere cittadini è più importante di sapere le singole materie.

Ma la rappresentanza, nata da anni ed anni di lotte dei movimenti studenteschi, è anche il riconoscimento alla categoria “studenti” di un valore effettivo nella società e un valore organico ed integrante nella comunità scolastica. Da questo fondamentale riconoscimento deriva la ragione pratica della rappresentanza studentesca: la partecipazione attiva alla gestione della Scuola. Tramite i nostri rappresentanti infatti noi possiamo far sentire la nostra voce, tutelare i nostri diritti, contrattare migliori condizioni di vita scolastica.

La rappresentanza studentesca è quindi il miglior sistema per costruire una reale cittadinanza studentesca e riuscire ad essere protagonisti, non spettatori, delle nostre scuole.

Come funziona?

Il sistema della Rappresentanza Studentesca è innanzitutto strutturato su dei livelli cui corrispondono altrettante figure di rappresentanti degli studenti. Questi rappresentanti, eletti democraticamente, partecipano agli Organi Collegiali che governano la Scuola e al contempo sono chiamati a gestire gli organi e gli spazi studenteschi a nostra disposizione: dall’assemblea e dal comitato studentesco fino al Consiglio Nazionale dei Presidenti di Consulta.

Tutto ciò è regolato da un complesso e articolato ordinamento, disegnato tra diverse normative, spesso vago, poco preciso e incompleto; ma la pratica consolidata negli anni ha visto i rappresentanti acquisire un ruolo sempre più definito, ricco di responsabilità e funzioni importanti nei confronti degli studenti rappresentati.

 

Perché rappresentare gli studenti?

Rappresentare gli studenti è una passione, non si può fare per tornaconto personale. Lo si fa se si crede nell’importanza dell’impegno per la collettività, per il bene comune e la partecipazione attiva: perché la base del progresso per una società è la partecipazione democratica attiva dei suoi cittadini e la rappresentanza studentesca è il modo più diretto di acquisire questa cultura a Scuola. Crediamo che gli studenti siano la migliore speranza per un migliore futuro: rappresentarli, impegnando una parte di sé e della propria vita, significa lavorare per realizzare questa speranza.

 


 

Autonomia scolastica e Buona Scuola

L’autonomia scolastica, introdotta nel 1997 sotto proposta del ministro Luigi Berlinguer, consiste in un particolare regime per cui le scuole sono statali e rispondono al Ministero dell’Istruzione ma allo stesso tempo hanno delle competenze e degli ambiti propri su cui decidono autonomamente: a partire dai principi generali dettati dallo Stato, in particolare nella didattica, nell’organizzazione e nell’amministrazione le scuole autonome hanno un certo grado di libertà d’azione.

Si trattava, all’epoca, di un processo di democratizzazione: spostare le decisioni dall’alto al basso, dal Ministero alle comunità scolastiche. Un processo finalizzato a migliorare la capacità formativa del nostro sistema scolastico, cioè l’idea che la democrazia migliora l’istruzione, perché la possibilità di autogovernarsi rende possibile intercettare e rispondere a molte più esigenze, dei territori e dei singoli, con lo scopo di condurre tutti al successo formativo.

Per realizzare l’autonomia scolastica, si è innanzitutto attribuito personalità giuridica alle scuole e qualifica dirigenziale ai presidi: il dirigente scolastico assume così la rappresentanza legale della propria scuola. Poi sono state introdotte una serie di novità e riforme: il piano dell’offerta formativa, la flessibilità dei curricola, l’autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, le reti di scuole.

Tuttavia, l’applicazione di questa idea negli anni ha incontrato difficoltà e stravolgimenti: la mancanza di alcune riforme fondamentali (es. riordino dei cicli), l’impostazione differente di riforme successive, la mancanza di alcune regole e cornici comuni in cui esercitare autonomia, un ruolo sempre minore degli organi collegiali in confronto alla figura del Dirigente Scolastico, i pesanti tagli subiti dall’Istruzione nell’ultimo decennio. Infatti il modello educativo e la didattica non sono molto cambiate nelle nostre scuole: le lezioni sono ancora nella stragrande maggioranza dei casi frontali, gli orari e l’organizzazione didattica sono rimasti rigidi e basata sugli stessi schemi, gli strumenti e le attrezzature non sono molto cambiati, la nostra voce non ha più peso di prima.

Perciò l’autonomia scolastica viene spesso definita “incompiuta” e in molti pensano sia necessaria implementarla, chi in un modo, chi in un’altro. La legge 107/15, detta riforma Buona Scuola, parte da questa idea di fondo: si tratta di una riforma che attraverso una serie di interventi in ambiti diversi punta a cambiare l’organizzazione dell’autonomia scolastica, dalla governance ai finanziamenti, puntando principalmente sul rafforzamento del dirigente scolastico, sul rapporto scuola-privati anche nel finanziamento, sulla competizione e la valutazione premiale.

Le novità principali: il POF diventa Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) e programma ogni tipo di attività ma anche le risorse necessarie; nasce l’organico dell’autonomia, che suddivide il personale docente in posti comuni, posti di sostegno e posti per il potenziamento dell’offerta formativa; il DS sceglie quali docenti incaricare e a chi assegnare premi stipendiali; nascono il curriculum dello studente e gli insegnamenti opzionali, cioè materie che gli studenti potranno scegliere individualmente; l’alternanza scuola-lavoro al triennio diventa obbligatoria per tutti, anche nei licei; i finanziamenti privati diretti alle scuole sono promossi e incentivati.

2.1 – IL PIANO TRIENNALE DELL’OFFERTA FORMATIVA

Il piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) è definito dalla legge “il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche ed esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”.  

Si tratta del documento nel quale ogni scuola programma cosa insegnare, quali attività svolgere e come farlo: gli insegnamenti curricolari, le attività e i progetti extracurricolari (gite comprese), l’organizzazione dell’orario e della didattica, l’uso delle attrezzature didattiche, ecc… Tutto questo viene programmato per un periodo di tre anni e in base a cosa si vuole fare, si determina il fabbisogno di docenti e risorse economiche necessarie per realizzarlo.

Tempistiche e modalità

Il PTOF deve essere predisposto entro il mese di ottobre dell’anno scolastico precedente al triennio di riferimento (es: entro il mese di ottobre 2015 dev’essere scritto e approvato il PTOF che varrà per tre anni scolastici dal 2016 al 2019). Poi, ogni anno, il PTOF può essere rivisto sempre entro il mese di ottobre.

Il PTOF viene elaborato e approvato in queste modalità:

  1. il Dirigente Scolastico definisce gli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione, promuovendo i rapporti con il territorio (enti pubblici e privati) e tenendo conto di pareri e proposte degli organi e delle associazioni dei genitori e degli studenti
  2. il Collegio Docenti elabora il PTOF in base a questi indirizzi
  3. il Consiglio d’Istituto approva il PTOF

Gli indirizzi, che prima erano dati dal Consiglio d’Istituto, sono il punto di partenza e i confini entro cui il Collegio Docenti può muoversi.

Allo stesso tempo il DS dovrà “aprire la comunità scolastica al territorio”, cercando e attivando rapporti con le realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche presenti e “tenere conto” dell’opinione di genitori e studenti. Per noi studenti far valere davvero questo “tenere conto” e riuscire quindi ad incidere nelle decisioni è fondamentale ma molto dipende dalla volontà del DS e del Collegio Docenti: è qui che dobbiamo dimostrare tutta la nostra competenza e capacità di contrattare e di far valere la nostra voce!

Contenuti

1) Il PTOF contiene l’Offerta formativa complessiva della scuola, cioè tutto l’insieme di insegnamenti e attività che la scuola svolge e la sua organizzazione, e deve essere coerente con l’indirizzo di studi e con gli obiettivi formativi nazionali.

Esso contiene principalmente:

  • l’identità culturale della scuola;
  • obiettivi formativi e competenze generali;
  • metodologia didattica;
  • valutazione degli studenti: finalità della valutazione, criteri e indicatori generali per valutare gli studenti, tempistiche, recupero, debiti e crediti, condotta;
  • il progetto didattico: curricola e piani di studio (insieme delle materie di un indirizzo), insegnamenti opzionali;
  • orario e organizzazione didattica;
  • autovalutazione della scuola;
  • organigramma: personale della scuola, incarichi;
  • progetti e attività extracurricolari, complementari e integrative.

La L.107/15 prevede poi alcune attività specifiche da programmare nel PTOF:

  • i percorsi di alternanza scuola-lavoro;
  • la formazione in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, connesse all’alternanza;
  • la formazione alle tecniche di primo soccorso per gli studenti;
  • le attività formative rivolte al personale docente e ATA;
  • l’attuazione dei principi di pari opportunità, tramite l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni;
  • lo sviluppo delle competenze digitali, secondo gli obiettivi del Piano nazionale per la Scuola Digitale, per gli studenti e il personale docente e ATA.

Infine, “di concerto” con gli organi collegiali, il Dirigente Scolastico può individuare percorsi formativi e iniziative dirette all’orientamento e alla valorizzazione del merito scolastico e dei talenti.

2) L’insieme delle attività e dell’organizzazione scolastica dev’essere progettata:

  • In coerenza con l’indirizzo di studi e con l’identità culturale della scuola
  • In base agli obiettivi contenuti nel Piano di miglioramento, che la scuola realizza in seguito al Rapporto di Autovalutazione (RAV)
  • In attuazione delle priorità individuate nei seguenti obiettivi formativi nazionali (L.107/15):
  1. a) valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano nonché alla lingua inglese e ad altre lingue dell’Unione europea, anche mediante l’utilizzo della metodologia Content language integrated learning;
  2. b) potenziamento delle competenze matematico-logiche e scientifiche;
  3. c) potenziamento delle competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell’arte e nella storia dell’arte, nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni, anche mediante il coinvolgimento dei musei e degli altri istituti pubblici e privati operanti in tali settori;
  4. d) sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri; potenziamento delle conoscenze in materia giuridica ed economico-finanziaria e di educazione all’autoimprenditorialità;
  5. e) sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni paesaggistici, del patrimonio e delle attività culturali;
  6. f) alfabetizzazione all’arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini;
  7. g) potenziamento delle discipline motorie e sviluppo di comportamenti ispirati a uno stile di vita sano, con particolare riferimento all’alimentazione, all’educazione fisica e allo sport, e attenzione alla tutela del diritto allo studio degli studenti praticanti attivita’ sportiva agonistica;
  8. h) sviluppo delle competenze digitali degli studenti, con particolare riguardo al pensiero computazionale, all’utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media nonché alla produzione e ai legami con il mondo del lavoro;
  9. i) potenziamento delle metodologie laboratoriali e delle attivita’ di laboratorio;
  10. l) prevenzione e contrasto della dispersione scolastica, di ogni forma di discriminazione e del bullismo, anche informatico; potenziamento dell’inclusione scolastica e del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati anche con il supporto e la collaborazione dei servizi socio-sanitari ed educativi del territorio e delle associazioni di settore e l’applicazione delle linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati, emanate dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca il 18 dicembre 2014;
  11. m) valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie e con la comunità locale, comprese le organizzazioni del terzo settore e le imprese;
  12. n) apertura pomeridiana delle scuole e riduzione del numero di alunni e di studenti per classe o per articolazioni di gruppi di classi, anche con potenziamento del tempo scolastico o rimodulazione del monte orario rispetto a quanto indicato dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89;
  13. o) incremento dell’alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo di istruzione;
  14. p) valorizzazione di percorsi formativi individualizzati e coinvolgimento degli alunni e degli studenti;
  15. q) individuazione di percorsi e di sistemi funzionali alla premialità e alla valorizzazione del merito degli alunni e degli studenti;
  16. r) alfabetizzazione e perfezionamento dell’italiano come lingua seconda attraverso corsi e laboratori per studenti di cittadinanza o di lingua non italiana, da organizzare anche in collaborazione con gli enti locali e il terzo settore, con l’apporto delle comunità di origine, delle famiglie e dei mediatori culturali;
  17. s) definizione di un sistema di orientamento.

Fabbisogno risorse

In base alle attività programmate, le scuole nei PTFO indicano il fabbisogno di:

  • personale docente, organizzato in posti comuni, posti di sostegno e posti per il potenziamento dell’offerta formativa
  • personale ATA
  • infrastrutture e attrezzature materiali

2.2 – IL RAPPORTO COI PRIVATI

La Buona Scuola parte dal presupposto che i finanziamenti pubblici non saranno mai sufficienti a coprire le necessità e favorire lo sviluppo del sistema pubblico di istruzione italiano. Pertanto sono stati creati o rafforzati meccanismi di finanziamento privato diretto alle singole scuole.

  • Lo School Bonus: un credito d’imposta per quei privati che doneranno soldi alle scuole per l’ammodernamento o manutenzione delle strutture o per l’occupabilità degli studenti.
  • il finanziamento esterno di alcune attività per l’orientamento e la valorizzazione dei talenti e del merito (da attivare “di concerto” con gli Organi Collegiali)
  • la possibilità di investire direttamente in alcune attività didattiche importanti, come l’alternanza scuola-lavoro

La responsabilità di attivare, promuovere e curare questi rapporti spetta al Dirigente Scolastico. Gli organi collegiali, tuttavia, devono essere non solo ascoltati ma concordare nel caso dei finanziamenti diretti per attività. Resta salvo, allo stesso tempo, che il Consiglio d’Istituto debba dettare al DS i criteri generali secondo cui svolgere la sua attività negoziale, cioè la stipula di contratti e convenzione con soggetti esterni.

 


 

I rappresentanti degli studenti

Nel Testo Unico sull’Istruzione (D.Lgs 297/94) si stabilisce che gli studenti delle scuole secondarie superiori hanno diritto ad eleggere dei propri rappresentanti tramite i quali partecipare alla gestione della Scuola ad ogni livello: classe, istituto, territorio, stato. Ma ancora non esistono norme precise che regolino ciò che i rappresentanti degli studenti devono fare, oltre alla partecipazione ai rispettivi organi di competenza. La legge ci dice che possiamo avere dei rappresentanti ma non cosa possono e devono fare questi rappresentanti.

Nel corso degli anni però i rappresentanti degli studenti hanno acquisito un ruolo abbastanza definito, guadagnandosi compiti e funzioni precise: tutti abbiamo in mente l’idea che il rappresentante d’istituto organizza ad esempio comitati e assemblee, o che i rappresentanti di classe gestiscono le assemblee di classe e i rapporti con i professori.

Possiamo dire che oggi la buona volontà e l’impegno dei rappresentanti sono quello che permette agli studenti di vivere attivamente la scuola e di partecipare ai processi decisionali: si tratta quindi di un lavoro molto importante.

Andiamo allora a definire e riassumere il ruolo e le principali funzioni che possono svolgere i rappresentanti degli studenti in tutti i livelli: rappresentante di classe, rappresentante d’istituto, rappresentante di consulta e presidente di consulta.

RAPPRESENTANTE DI CLASSE

Il Rappresentante degli Studenti in Consiglio di Classe – Rappresentante di Classe – è lo studente eletto a rappresentare i propri compagni nel Consiglio di Classe (CdC), nel Comitato Studentesco e in ogni questione che riguardi la classe. Ogni classe può esprimere 2 rappresentanti che hanno diritto di voto di CdC (tranne che nelle questioni di valutazione) e possono svolgere diversi compiti:

  • Rappresentare in CdC gli interessi, le necessità, le richieste e i pareri della classe:
    • per la programmazione e la gestione delle lezioni, delle verifiche e del carico di studio
    • per la programmazione dei Viaggi d’istruzione
    • per la partecipazione ad attività o progetti come gruppo classe
    • per qualsiasi questione riguardi gli studenti della classe
  • Convocare e gestire le Assemblee di Classe
  • Curare il rapporto tra la classe e i singoli Docenti
  • Partecipare al Comitato Studentesco
  • Curare il rapporto e il collegamento tra la classe e i Rappresentanti d’Istituto
  • Curare l’informazione e stimolare la partecipazione della classe alle attività studentesche
  • Curare il rapporto tra la classe e la Segreteria per richieste, consegne, autorizzazioni, ecc…
  • Curare il rapporto e presentare eventuali richieste della classe al Dirigente Scolastico

RAPPRESENTANTE D’ISTITUTO

Il Rappresentante degli Studenti in Consiglio d’Istituto – Rappresentante d’Istituto – è lo studente eletto a rappresentare tutti gli studenti della scuola in Consiglio d’Istituto (CdI). In ogni scuola gli studenti possono eleggere 4 rappresentanti d’istituto (3 nelle scuole con meno di 500 studenti) che hanno diritto di voto in CdI e pertanto consentono una vera partecipazione degli studenti alla gestione della scuola. I rappresentanti d’istituto possono svolgere diversi compiti:

  • Rappresentare in CdI gli interessi, le necessità, le richieste e i pareri degli studenti
  • Tenere informati e consapevoli gli studenti sui propri diritti, sulla gestione e sui problemi della scuola
  • Curare il rapporto e la contrattazione con il Dirigente Scolastico
  • Curare il rapporto e la contrattazione con le altre parti della comunità scolastica (docenti; personale; dirigenza)
  • Tutelare i diritti degli studenti, organizzando all’occorrenza vertenze e proteste
  • Migliorare le condizioni, gli spazi e i servizi studenteschi
  • Convocare e gestire le Assemblee d’Istituto
  • Convocare e gestire il Comitato Studentesco, creando non solo un collegamento efficiente con le classi ma anche una partecipazione attiva e realmente democratica a quest’organo
  • Promuovere la partecipazione attiva degli studenti alle attività scolastiche e studentesche e agli spazi di democrazia che abbiamo a scuola (assemblee, comitato, ecc…)
  • Proporre e organizzare iniziative e attività studentesche, come le autogestioni

RAPPRESENTANTE DI CONSULTA

Il Rappresentante degli Studenti in Consulta Provinciale degli Studenti – Rappresentante di Consulta – è lo studente eletto a rappresentare gli studenti della propria scuola nell’organo territoriale di riferimento, cioè la Consulta Provinciale degli Studenti (CPS). In ogni scuola gli studenti possono eleggere 2 rappresentanti di consulta (1 nelle scuole paritarie) che hanno diritto di partecipare alle riunioni e alle attività promosse da questo organo, con diritto di voto, per creare un raccordo e un collegamento effettivo tra gli studenti di una stessa provincia e poter realizzare insieme iniziative rivolte agli studenti del territorio che superino i confini del singolo istituto. Il rappresentante di consulta può svolgere diversi compiti:

nella propria scuola

  • Rappresentare in CPS gli interessi, le necessità, le richieste e i pareri degli studenti della propria scuola rispetto al contesto scolastico e studentesco provinciale
  • Raccogliere progetti, iniziative e attività da realizzare su base territoriale che partano dagli studenti della propria scuola per riportarli in CPS
  • Riportare agli studenti della propria scuola le decisioni e le proposte della CPS, realizzando un’informazione costante e creando spazi di discussione e controproposta
  • Attivare e realizzare nella propria scuola le proposte e i progetti elaborati in CPS
  • Partecipare e gestire, insieme ai rappresentanti d’istituto, il Comitato Studentesco e le Assemblee d’Istituto

nella consulta

  • Partecipare attivamente al lavoro della CPS, in fase di elaborazione e in fase organizzativa
  • Partecipare attivamente alla gestione della CPS negli organi interni
  • Proporre progetti, iniziative e attività da realizzare come CPS
  • Promuovere a scuola e nel territorio progetti, iniziative e attività della CPS

PRESIDENTE DI CONSULTA

Il Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti – Presidente CPS – è lo studente eletto dai rappresentanti di consulta a presiedere e rappresentare la CPS. È considerabile il rappresentante provinciale degli studenti e in quanto tale si relaziona con le istituzioni locali sia per rappresentare le istanze e le proposte della CPS sia per rappresentare tutta la categoria “studenti”.

I Presidenti CPS della stessa regione si riuniscono a formare il Coordinamento Regionale delle CPS ed eleggono tra loro un Rappresentante Regionale delle CPS, che non ha poteri autonomi senza mandato del Coordinamento ma è considerabile il rappresentante regionale degli studenti. Questo consente agli studenti di avere un rappresentate facilitato e legittimato a relazionarsi anche con la Regione, la più importante tra le Istituzioni locali.

Tutti i Presidenti CPS d’Italia partecipano al Consiglio Nazionale dei Presidenti di Consulta (CNPC), organo consultivo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), dove hanno la possibilità di portare all’attenzione del Ministero e del Ministro le istanze e le proposte degli studenti del proprio territorio.

RAPPRESENTANTE DEGLI STUDENTI NEL COMITATO DI VALUTAZIONE DEI DOCENTI

Il rappresentante degli studenti nel Comitato per la Valutazione dei Docenti viene designato dal Consiglio d’Istituto come membro effettivo con diritto di voto di quest’organo, ma solo nella funzione di stabilire i criteri per la valutazione dei docenti, mentre non partecipa alle sedute dedicate alla valutazione del periodo di prova dei docenti neoassunti.

All’interno del CVD il ruolo degli studenti potrebbe sembrare marginale, ma non per questo l’attività al suo interno va trascurata. Anzi, l’impegno degli studenti all’interno di questo spazio decisionale è quanto mai fondamentale proprio perché si va a decidere attraverso quali criteri valutare l’azione dei docenti.

E’ utile che il rappresentante degli studenti nel CVD, per svolgere le sue funzioni, lavori secondo questo schema:

  • informarsi sugli obiettivi formativi, sulla metodologia e l’organizzazione didattica, sui criteri di valutazione che la scuola adotta nel PTOF;
  • informarsi ed informare gli studenti della scuola riguardo le metodologie didattiche possibili, in modo da creare coscienza negli studenti delle varie possibilità esistenti;
  • collaborare con i rappresentanti d’istituto, con i rappresentanti dei docenti e le loro RSU per rendere la valutazione un processo positivo per tutta la comunità e utile al miglioramento della scuola;
  • promuovere momenti di discussione all’interno delle classi in cui si analizzano le metodologie adottate dai singoli docenti e le eventuali criticità, anche insieme ai docenti stessi;

FOCUS: ELEZIONI DEI RAPPRESENTANTI DEGLI STUDENTI

Le elezioni studentesche, che devono svolgersi entro il 31 ottobre di ogni anno, sono regolamentate da normative nazionali:

  • Ordinanza Ministeriale 215/91, dove sono descritte anche le modalità di svolgimento delle elezioni (artt. 21,22,23), per i rappresentanti di classe e d’istituto;
  • D.P.R. 567/96 (art. 6) per i rappresentanti di consulta e gli organi interni della consulta, compreso il presidente;

CLASSE: il Dirigente Scolastico convoca le Assemblee di Classe durante le quali, formato il seggio elettorale, tutti gli studenti della classe possono candidarsi. Ciascuno studente ha diritto a votare esprimendo una preferenza. I due candidati che hanno ricevuto il maggior numero di voti sono eletti rappresentanti di classe.

ISTITUTO: le elezioni per i rappresentanti d’istituto, componente studentesca, si svolgono ogni anno anche se il CdI ha mandato triennale (infatti tutte le altre componenti – genitori, docenti, ATA – fanno elezioni ogni tre anni).

Tutti gli studenti dell’istituto hanno diritto voto per una lista e possono esprimere, tra i candidati di quella lista, al massimo 2 preferenze nominali (1 nelle scuole con meno di 500 alunni). Si può votare anche solo la lista: in questo caso il voto concorre al numero di voti della lista ma non a quello dei voti nominali dei singoli candidati.

ATTENZIONE: Votare due liste diverse o due candidati di liste diverse, esprimere più preferenze nominali del numero massimo consentito, scrivere sulla scheda elettorale fuori dagli spazi predisposti per il voto, rendono la scheda non valida e annullano il voto.

Tutti gli studenti dell’istituto si possono candidare. Per candidarsi bisogna presentare una lista elettorale che deve essere:

  • composta da un numero di candidati da 1 fino al doppio del numero di rappresentanti da eleggere: massimo 6 candidati nelle scuole con meno di 500 alunni e massimo 8 in quelle con più di 500 alunni;
  • presentata da 20 studenti elettori (10% degli elettori nelle scuole con meno di 100 alunni): essere presentatori di lista non comporta nessun obbligo;
  • presentata tra le ore 9.00 del 20° e le ore 12.00 del 15° giorno prima della data delle elezioni al Dirigente Scolastico;

ATTENZIONE:
– Le firme dei candidati e dei presentatori, accompagnate dagli estremi del documento di identità (carta d’identità, passaporto), devono essere autenticate dal Dirigente Scolastico o da un suo delegato all’atto di presentazione della lista.
– Ogni studente può essere presentatore di una sola lista e nessun candidato può presentare liste, nemmeno la propria.
– Ciascuno studente non si può candidare per più di una lista.

In ogni istituto il Dirigente Scolastico nomina una Commissione Elettorale, che si occupa di tutto ciò che riguarda le elezioni studentesche, fino allo scrutinio dei voti e alla proclamazione degli eletti.

È necessario ricordare:
– La campagna elettorale è consentita dal 18° al 2° giorno prima delle elezioni. Il giorno prima delle elezioni c’è silenzio elettorale, nessuno può fare propaganda.
– La presentazione delle liste e del programma elettorale può essere fatta ufficialmente solo dai candidati e dai presentatori di lista richiedendo l’Assemblea d’Istituto entro il 10° giorno prima delle elezioni; altre riunioni e assemblee di presentazione possono tenersi durante la campagna elettorale fuori dall’orario scolastico, su richiesta presentata sempre entro il 10° giorno prima delle elezioni.
– Manifesti e volantini di propaganda da distribuire nella scuola devono essere sempre autorizzati dal Dirigente Scolastico e possono essere distribuiti solo nel periodo di campagna elettorale.
– Ogni lista può avere dei Rappresentanti di lista che possono partecipare ai lavori della Commissione Elettorale e ai lavori di ciascun seggio elettorale.

CONSULTA: le elezioni dei rappresentanti di consulta si svolgono ogni due anni con le stesse modalità di quelle per i rappresentanti d’istituto. Infatti il mandato delle CPS, dei suoi organi interni e dei suoi membri è biennale.

Qualora però uno dei rappresentanti eletti decada (generalmente avviene per chi è eletto nel suo ultimo anno e quindi, diplomandosi, esce da scuola; ma si può decadere anche per trasferimento in altra scuola, per dimissioni o per decesso), avendo gli studenti diritto a essere rappresentati, prende il suo posto il primo dei non eletti, e così via fino ad esaurimento delle liste. Nel caso in cui le liste si esauriscano si procede ad elezioni suppletive.

Le elezioni suppletive si devono svolgere anche nel caso in cui l’anno prima, non sia stata presentata alcuna lista e quindi non ci siano rappresentanti di consulta in carica.

PRESIDENTE DI CONSULTA: il Presidente della CPS viene eletto dall’Assemblea della CPS nella sua prima seduta. Ciascun membro della CPS ha diritto di voto, esprimendo una sola preferenza, e ha diritto di candidarsi a Presidente.

Analogamente si svolgono le elezioni degli organi interni, come la Giunta Esecutiva della CPS. Tutti i membri vi si possono candidare e hanno diritto di voto, esprimendo massimo 3 preferenze.

 


 

Gli organi e gli spazi studenteschi

 


Assemblea di Classe

regolamentazione:

  • Si possono svolgere una volta al mese al massimo per due ore; non si possono svolgere nell’ultimo mese di lezione
  • Non possono svolgersi sempre nello stesso giorno della settimana
  • Le procedure variano da scuola a scuola, ma in genere è necessario un ordine del giorno, l’autorizzazione del dirigente scolastico e la firma dei docenti in orario. Né l’autorizzazione del preside e né la firma degli insegnanti non possono essere negate

scopo:

  • discutere dei problemi della classe, del rapporto coi docenti e di tutto ciò che i rappresentanti dovranno riportare in Consiglio di Classe
  • Discutere dei problemi della scuola, delle proposte e delle iniziative del comitato studentesco, dei rappresentanti d’istituto e della CPS

 


Assemblea d’Istituto

L’assemblea studentesca d’istituto è il simbolo della democrazia nella vita dello studente. I rappresentanti d’istituto, con il comitato studentesco, ne curano l’organizzazione e può avere diverse configurazioni e diverse tematiche. Ma perché l’assemblea funzione è necessario che il tema interessi gli studenti cui è rivolto, quindi è consigliabile sempre attivare meccanismi che consentano di tastare l’opinione di tutti prima di organizzarne una. D’altra parte, è sempre utile svolgere un lavoro di coinvolgimento degli studenti, con volantinaggi, iniziative nuove e aggregative a margine delle assemblee, modalità differenti dalle solite lezioni frontali, ecc…

regolamentazione:

  • È convocata su richiesta del Comitato Studentesco o dei rappresentanti d’istituto
  • Si può richiedere in orario curricolare una volta al mese, tranne nell’ultimo mese
  • Altre assemblee nello stesso mese si possono svolgere in orario extracurriculare
  • La richiesta va presentata almeno con 5 giorni di anticipo
  • Si possono invitare ospiti esterni in massimo 4 assemblee all’anno, che vanno approvati dal CdI con 15 giorni di anticipo
  • Sono svolgibili anche a classi parallele o in gruppi tematici
  • Assemblea d’Istituto

scopo:

  • È il massimo momento di partecipazione democratica per gli studenti
  • Discutere problemi della scuola
  • Fare proposte ed esprimere pareri al CdI e al Collegio Docenti
  • Organizzare attività di approfondimento formativo e culturale
  • Organizzare conferenze, incontri, seminari su vari temi, anche con ospiti esterni
  • Accorpare le giornate di assemblea per fare Autogestioni

i nostri consigli:

  • Programmare le assemblee all’inizio dell’anno
  • Differenziare tipologie di assemblee
  • Realizzare assemblee politematiche

 


Comitato Studentesco

Il comitato studentesco può risultare il più efficace degli organi studenteschi, perché crea raccordo tra tutti i livelli di rappresentanza della scuola. Bisogna fare attenzione però a garantire al comitato un ruolo reale e una capacità decisionale pienamente democratica: i rappresentanti d’istituto, che spesso usano il comitato come semplice “conferenza stampa” con le classi, possono invece trarre un sostegno concreto sia nell’elaborazione delle proposte e delle iniziative, sia nell’analisi, che nell’organizzazione. Quest’organo può essere una grande risorsa, ma va saputo gestire.

funzionamento e ruolo:

  • Garantisce la partecipazione democratica degli studenti alla gestione della scuola e il collegamento tra i rappresentanti d’istituto e le classi
  • È composto da tutti i rappresentati di classe, d’Istituto di consulta della scuola
  • Si può dotare di un proprio regolamento interno
  • Può eleggere un gruppo di gestione e un Presidente, che deve essere maggiorenne
  • Formula proposte ed esprime pareri al CdI ed al Collegio Docenti, in particolare per quello che riguarda le attività formative e integrative previste dal D.P.R. 567/96
  • Con l’autorizzazione del Collegio Docenti e del CdI, può organizzare attività autogestite e autofinanziamento
  • Nomina lo studente che fa parte dell’organo di garanzia

 


Consulta Provinciale degli Studenti

La Consulta Provinciale degli Studenti (CPS) è il più alto organo direttamente elettivo di rappresentanza studentesca. Nasce nel ’96 nell’ambito del DPR 567, sulle attività integrative e complementari, dalla necessità degli studenti medi di avere un luogo ufficiale di confronto e rappresentanza territoriale che andasse oltre la dimensione del singolo istituto. Da allora la CPS si è configurata prevalentemente come un organo che realizza servizi e iniziative per gli studenti ma sempre sulla base di un progetto, eventualmente finanziato dal Ministero, Istituzioni locali o sponsor. Gestisce dei fondi autonomi, che negli anni sono diminuiti sempre di più, fino ad arrivare a coprire a malapena le spese amministrative.

Le potenzialità di quest’organo sono grandissime; tuttavia è un molto difficile da gestire, a causa del forte impianto burocratico che lo caratterizza e di eventuali difficoltà di raccordo tra scuole nel territorio, soprattutto se la provincia è grande.

Per lavorare bene come CPS è consigliabile fare una buona programmazione iniziale, fissando obiettivi realizzabili e curando la divisione delle competenze. Ma prima di tutto è necessario riuscire a creare uno spirito di gruppo che spinga i membri ad essere sempre attivi e propositivi.

composizione:

  • 2 rappresentanti per ogni scuola statale
  • 1 rappresentante per ogni scuola paritaria
  • 1 Docente referente per l’Ufficio Scolastico, con funzione consultiva e di supporto tecnico-organizzativo

organi interni:

  • Presidente
  • Vicepresidente
  • Segretario
  • Giunta Esecutiva
  • Commissioni

funzionamento:

  • La Plenaria è l’organo sovrano; si riunisce con convocazione del Presidente, sentita la Giunta, sulla base di un ordine del giorno
  • La Giunta Esecutiva, con il Presidente, cura l’esecuzione delle delibere della Plenaria
  • Il Presidente rappresenta, gestisce e coordina la CPS
  • Può formare commissioni tematiche e/o territoriali per elaborare progetti, svolgere ricerche e approfondimenti
  • Si dota di un regolamento interno
  • Ha una sede attrezzata in una scuola, dove deposita anche i propri fondi

ruolo e scopo:

  • Raccordo e collegamento tra gli studenti della provincia, soprattutto realizzando progetti ed iniziative
  • Rappresentanza degli studenti nei confronti delle Istituzioni locali, formulando proposte e pareri per le questioni di interesse studentesco
  • Collabora con gli Enti locali, le associazioni e le organizzazioni presenti nella realtà territoriale, per iniziative e progetti rivolti agli studenti
  • Realizza servizi: informazione, tutela dei diritti, orientamento, ecc…

 


Coordinamento Regionale

  • È formato dai Presidenti CPS della stessa regione
  • Al suo interno viene eletto un Rappresentante Regionale delle CPS che è considerabile il rappresentante regionale degli studenti
  • Cura e promuove attività e progetti su scala regionale
  • Si relaziona con la Regione, la più importante Istituzione locale
  • Realizza iniziative su scala regionale
  • Designa i 2 studenti membri dell’organo di garanzia regionale

 


Coordinamento Nazionale

I Rappresentanti Regionali delle CPS si riuniscono nell’Ufficio di Coordinamento Nazionale che:

  • È organo preparatorio dei CNPC
  • È organo di raccordo tra le CPS e il MIUR tra un CNPC e l’altro
  • E’ organo esecutivo del CNPC, pertanto lavora per eseguire le linee e le proposte dettate da esso e garantisce una rappresentanza nazionale degli studenti durante tutto l’anno
  • Elegge al suo interno un Portavoce Nazionale dell’UCN

 


Consiglio Nazionale

Tutti i Presidenti CPS d’Italia partecipano al Consiglio Nazionale dei Presidenti di Consulta (CNPC) che:

  • È organo consultivo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR)
  • Esprime su richiesta del Ministro o di propria iniziativa, pareri in ambito scolastico e studentesco
  • Coordina e cura lo scambio di informazioni sulle attività delle CPS
  • Promuove indagini conoscitive sulla condizione studentesca
  • Progetta, promuove e realizza attività studentesche progettuali di rilevanza nazionale, comunitaria e internazionale, con particolare attenzione alla partecipazione e alla rappresentanza degli studenti

 


FOCUS: IL SINDACATO O COLLETTIVO DI ISTITUTO

Il Collettivo di Istituto è uno spazio di aggregazione e discussione interno alla

scuola, riconosciuto dalla scuola attraverso un iter burocratico e che svolge il

ruolo di rappresentanza degli studenti più capillare possibile. Il Sindacato o

Collettivo di Istituto oltre a difendere ed implementare i diritti degli studenti

può anche disporre dei locali della scuola per l’organizzazione di attività

culturali extrascolastiche. Il sindacato o collettivo di istituto può svolgere una funzione di ulteriore raccordo tra la rappresentanza studentesca ufficiale e gli studenti.

COSTITUZIONE E SPUNTI:

  • per costituire il sindacato studentesco è necessario un numero minimo di quattro persone di cui almeno una maggiorenne.
  • è necessaria un’assemblea fondativa con la stesura di uno statuto. gli atti verranno poi depositati in segreteria per essere riconosciuti e ufficializzare l’esistenza del sindacato di istituto.

 


 

Gli organi collegiali

Cosa sono?

Gli organi collegiali sono organismi di governo e di gestione delle attività scolastiche a livello territoriale e di singolo istituto. Sono composti da rappresentanti eletti dalle varie componenti scolastiche e sono strumenti di partecipazione democratica, nati allo scopo di promuovere la partecipazione di tutte le componenti nella gestione della scuola, affinché venga caratterizzata come una comunità che si apre ed interagisce con la più vasta comunità civile.

Quali sono?

  • Consiglio d’Istituto

Gestione economica e d’indirizzo generale

  • Collegio Docenti

Gestione didattica e formativa della scuola

  • Consiglio di Classe

Gestione didattica della classe e valutazione

  • Organo di Garanzia

Ricorsi in ambito disciplinare e normativo

  • Comitato di Valutazione dei Docenti

Criteri per la valutazione dei docenti

Consiglio d’Istituto

composizione:

  • Dirigente Scolastico
  • 8 rappresentanti dei Docenti (6 in scuole con meno di 500 alunni)
  • 4 rappresentanti degli Studenti (3)
  • 4 rappresentanti dei Genitori (3)
  • 2 rappresentanti del personale A.T.A. (1)

organi interni:

  • Presidente: eletto tra i Genitori
  • Giunta Esecutiva
    • Esegue le delibere del Consiglio d’Istituto
    • È composta da:
      • Dirigente Scolastico [presiede]
      • D.S.G.A. (Direttore Servizi Generali Amministrativi)
      • 1 Docente
      • 1 Studente
      • 1 Genitore

funzioni:

  • Regolamento d’Istituto
  • Approvazione del PTOF (Piano triennale dell’offerta formativa) elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione definiti dal dirigente scolastico.
  • Elaborazione e adozione della determinazione delle forme di autofinanziamento
  • Approvazione del Programma annuale di esercizio finanziario entro il 15 dicembre dell’anno precedente a quello di riferimento
  • Verifica dello stato di attuazione del Programma entro il 30 giugno
  • Approvazione delle modifiche al Programma
  • Approvazione, entro il 30 aprile, del Conto Consuntivo predisposto dal D.S.G.A.
  • Determinazione del fondo per le minute spese (spese ordinarie di ufficio: spedizioni postali, materiale di cancelleria per l’ufficio, ecc…)
  • Ratifica entro 30 giorni dei prelievi dal Fondo di Riserva effettuati dal D.S.
  • Delibera sulle attività negoziali di cui all’art. 33 comma 1 del D.I. 44/2001;
  • Determinazione dei criteri e dei limiti delle attività negoziali gestite dal D.S.
  • Provvedimenti disciplinari: sospensione oltre 15 giorni e sanzioni che implicano l’esclusione dallo Scrutinio finale o la non ammissione all’Esame di Stato

 

Collegio Docenti

composizione:

  • Dirigente Scolastico [presiede]
  • Tutti i Docenti dell’Istituto

funzioni:

  • Programmazione della didattica e dei criteri di valutazione a livello di istituto
  • Elaborazione del P.T.O.F. sulla base degli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione definiti dal dirigente scolastico.
  • Determinazione dei criteri formativi per i Viaggi d’Istruzione, da inserire nel P.T,O.F.
  • In generale, delibera su qualsiasi attività riguardi la didattica e l’Offerta formativa

 

Consiglio di Classe

composizione:

  • Dirigente Scolastico [presiede]
  • Tutti i Docenti della Classe
  • 2 rappresentanti degli studenti
  • 2 rappresentanti dei genitori

funzioni:

  • Programmazione didattica e criteri di valutazione della classe
  • Provvedimenti disciplinari: fino a 15 giorni
  • Programmazione Viaggi d’Istruzione della classe
  • Adesione a progetti rivolti a gruppi classe
  • In sede tecnica – lo Scrutinio – cui partecipano solo i Docenti delibera le valutazioni degli studenti

 

Organo di Garanzia

composizione:

  • Dirigente Scolastico [presiede]
  • 2 Docenti
  • 1 Studente
  • 1 Genitore

funzioni:

  • Ricorsi contro provvedimenti disciplinari
  • Ricorsi per questioni di Regolamento d’Istituto
  • Ricorsi per questioni di Statuto

 

Dirigente Scolastico

Il preside, con l’attribuzione dell’autonomia alle istituzioni scolastiche, ha assunto la qualifica di Dirigente Scolastico ai sensi del D.Lgs. 59/98. Con la legge 107 viene sicuramente rafforzato il potere decisionale della dirigenza, dato che questa modifica alcune sue competenze e ne introduce di nuove. Le funzioni del Dirigente Scolastico sono:

  • E’ titolare della rappresentanza legale dell’istituzione scolastica;
  • E’ responsabile della gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, dei risultati del servizio e della valorizzazione delle risorse umane;
  • svolge compiti di direzione, gestione, organizzazione e coordinamento
  • Definisce gli indirizzi per le attivita’ della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione: questi indirizzi sono la base del PTOF;
  • Nel predisporre il PTOF, promuove i necessari rapporti con i soggetti pubblici e privati del territorio e tiene conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni dei genitori e degli studente;
  • Incarica il personale docente assegnando i posti per il potenziamento, nell’ambito dell’organico dell’autonomia definito nel PTOF;
  • Nell’ambito dell’organico dell’autonomia può individuare un 10% dei docenti che lo coadiuvano nelle attività di supporto organizzativo e didattico della scuola;
  • E’ titolare delle attività negoziali, cioè della stipula di contratti e convenzioni con soggetti esterni alla scuola, che svolge secondo i criteri generali dettati dal consiglio d’istituto;
  • Sulla base dei criteri definiti dal comitato di valutazione e sulla base di un’istruttoria di un docente tutor, valuta i docenti in periodo di formazione e prova;
  • Sulla base dei criteri definiti dal comitato di valutazione attribuisce una somma bonus ai docenti che sono valutati meritevoli;
  • Presenta periodicamente al consiglio d’istituto una motivata relazione sulla direzione e il coordinamento dell’attività formativa, organizzativa e amministrativa.

 

Comitato di Valutazione

Il comitato di valutazione dei docenti è un organo interno alla scuola istituito dal Decreto Legislativo n.297 del 1994 che con la Legge 107 del 13 luglio 2015 (Riforma “La Buona Scuola”) viene modificato nella sua composizione e nelle sue funzioni. Il Comitato di Valutazione dei Docenti – CVD – sarà presieduto dal Dirigente Scolastico e sarà così composto:

  • 2 docenti della stessa scuola nominati dal collegio dei docenti
  • 1 docente della stessa scuola nominato dal consiglio d’istituto
  • 1 rappresentante dei genitori nominato dal consiglio d’istituto
  • 1 componente esterno (docente o dirigente scolastico o dirigente tecnico) nominato dall’ufficio scolastico regionale
  • 1 rappresentante degli studenti nominato dal consiglio di istituto (non necessariamente deve essere uno dei rappresentanti d’istituto)

 

Il CVD rimane in carica per tre anni e svolge due funzioni: valutare i periodi di prova dei docenti neoassunti e stabilire i criteri secondo i quali il DS dovrà valutare i docenti per assegnare il bonus stipendiale. Studenti e genitori partecipano solo alla seconda funzione. Ai sensi della L.107/15, i criteri vengono redatti dal CVD seguendo queste linee:

  • qualità dell’insegnamento e impegno nel miglioramento della scuola
  • successo dell’insegnamento in base al livello di apprendimento degli studenti
  • impegno e successo nella ricerca e nell’applicazione di metodologie didattiche innovative da parte di singoli docenti o gruppi di docenti
  • assunzione di ruoli di responsabilità nel coordinamento organizzativo, didattico e di formazione del personale.

 

 


 

Lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti

 

D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249, integrato dal D.P.R. 21 novembre 2007, n. 235

IL TESTO DI LEGGE

Art. 1 (Vita della comunità scolastica)

  1. La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica.
  2. La scuola è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni. In essa ognuno, con pari dignità e nella diversità dei ruoli, opera per garantire la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio, in armonia con i principi sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia fatta a New York il 20 novembre 1989 e con i principi generali dell’ordinamento italiano.
  3. La comunità scolastica, interagendo con la più ampia comunità civile e sociale di cui è parte, fonda il suo progetto e la sua azione educativa sulla qualità delle relazioni insegnante-studente, contribuisce allo sviluppo della personalità dei giovani, anche attraverso l’educazione alla consapevolezza e alla valorizzazione dell’identità di genere, del loro senso di responsabilità e della loro autonomia individuale e persegue il raggiungimento di obiettivi culturali e professionali adeguati all’evoluzione delle conoscenze e all’inserimento nella vita attiva.
  4. La vita della comunità scolastica si basa sulla libertà di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione, sul rispetto reciproco di tutte le persone che la compongono, quale che sia la loro età e condizione, nel ripudio di ogni barriera ideologica, sociale e culturale.

 

Art. 2 (Diritti)

  1. Lo studente ha diritto ad una formazione culturale e professionale qualificata che rispetti e valorizzi, anche attraverso l’orientamento, l’identità di ciascuno e sia aperta alla pluralità delle idee. La scuola persegue la continuità dell’apprendimento e valorizza le inclinazioni personali degli studenti, anche attraverso un’adeguata informazione, la possibilità di formulare richieste, di sviluppare temi liberamente scelti e di realizzare iniziative autonome.
  2. La comunità scolastica promuove la solidarietà tra i suoi componenti e tutela il diritto dello studente alla riservatezza.
  3. Lo studente ha diritto di essere informato sulle decisioni e sulle norme che regolano la vita della scuola.
  4. Lo studente ha diritto alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola. I dirigenti scolastici e i docenti, con le modalità previste dal regolamento di istituto, attivano con gli studenti un dialogo costruttivo sulle scelte di loro competenza in tema di programmazione e definizione degli obiettivi didattici, di organizzazione della scuola, di criteri di valutazione, di scelta dei libri e del materiale didattico. Lo studente ha inoltre diritto a una valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento.
  5. Nei casi in cui una decisione influisca in modo rilevante sull’organizzazione della scuola gli studenti della scuola secondaria superiore, anche su loro richiesta, possono essere chiamati ad esprimere la loro opinione mediante una consultazione. Analogamente negli stessi casi e con le stesse modalità possono essere consultati gli studenti della scuola media o i loro genitori.
  6. Gli studenti hanno diritto alla libertà di apprendimento ed esercitano autonomamente il diritto di scelta tra le attività curricolari integrative e tra le attività aggiuntive facoltative offerte dalla scuola. Le attività didattiche curricolari e le attività aggiuntive facoltative sono organizzate secondo tempi e modalità che tengono conto dei ritmi di apprendimento e delle esigenze di vita degli studenti.
  7. Gli studenti stranieri hanno diritto al rispetto della vita culturale e religiosa della comunità alla quale appartengono. La scuola promuove e favorisce iniziative volte all’accoglienza e alla tutela della loro lingua e cultura e alla realizzazione di attività interculturali.
  8. La scuola si impegna a porre progressivamente in essere le condizioni per assicurare:
  9. a) un ambiente favorevole alla crescita integrale della persona e un servizio educativo-didattico di qualità;
  10. b) offerte formative aggiuntive e integrative, anche mediante il sostegno di iniziative liberamente assunte dagli studenti e dalle loro associazioni;
  11. c) iniziative concrete per il recupero di situazioni di ritardo e di svantaggio nonché per la prevenzione e il recupero della dispersione scolastica;
  12. d) la salubrità e la sicurezza degli ambienti, che debbono essere adeguati a tutti gli studenti, anche con handicap;
  13. e) la disponibilità di un’adeguata strumentazione tecnologica;
  14. f) servizi di sostegno e promozione della salute e di assistenza psicologica.
  15. La scuola garantisce e disciplina nel proprio regolamento l’esercizio del diritto di riunione e di assemblea degli studenti, a livello di classe, di corso e di istituto.
  16. I regolamenti delle singole istituzioni garantiscono e disciplinano l’esercizio del diritto di associazione all’interno della scuola secondaria superiore, del diritto degli studenti singoli e associati a svolgere iniziative all’interno della scuola, nonché l’utilizzo di locali da parte degli studenti e delle associazioni di cui fanno parte. I regolamenti delle scuole favoriscono inoltre la continuità del legame con gli ex studenti e con le loro associazioni.

 

Art. 3 (Doveri)

  1. Gli studenti sono tenuti a frequentare regolarmente i corsi e ad assolvere assiduamente agli impegni di studio.
  2. Gli studenti sono tenuti ad avere nei confronti del capo d’istituto, dei docenti, del personale tutto della scuola e dei loro compagni lo stesso rispetto, anche formale, che chiedono per se stessi.
  3. Nell’esercizio dei loro diritti e nell’adempimento dei loro doveri gli studenti sono tenuti a mantenere un comportamento corretto e coerente con i principi di cui all’art.1.
  4. Gli studenti sono tenuti ad osservare le disposizioni organizzative e di sicurezza dettate dai regolamenti dei singoli istituti.
  5. Gli studenti sono tenuti a utilizzare correttamente le strutture, i macchinari e i sussidi didattici e a comportarsi nella vita scolastica in modo da non arrecare danni al patrimonio della scuola.
  6. Gli studenti condividono la responsabilità di rendere accogliente l’ambiente scolastico e averne cura come importante fattore di qualità della vita della scuola.

 

Art. 4 (Disciplina)

  1. I regolamenti delle singole istituzioni scolastiche individuano i comportamenti che configurano mancanze disciplinari con riferimento ai doveri elencati nell’articolo 3, al corretto svolgimento dei rapporti all’interno della comunità scolastica e alle situazioni specifiche di ogni singola scuola, le relative sanzioni, gli organi competenti ad irrogarle e il relativo procedimento, secondo i criteri di seguito indicati.
  2. I provvedimenti disciplinari hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all’interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica.
  3. La responsabilità disciplinare è personale. Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto.
  4. In nessun caso può essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell’altrui personalità.
  5. Le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate alla infrazione disciplinare e ispirate al principio di gradualità nonché, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno. Esse tengono conto della situazione personale dello studente, della gravità del comportamento e delle conseguenze che da esso derivano. Allo studente è sempre offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica.
  6. Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunità scolastica sono adottati dal consiglio di classe. Le sanzioni che comportano l’allontanamento superiore a quindici giorni e quelle che implicano l’esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all’esame di Stato conclusivo del corso di studi sono adottate dal consiglio di istituto.
  7. Il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non superiori ai quindici giorni.
  8. Nei periodi di allontanamento non superiori a quindici giorni deve essere previsto un rapporto con lo studente e con i suoi genitori tale da preparare il rientro nella comunità scolastica. Nei periodi di allontanamento superiori ai quindici giorni, in coordinamento con la famiglia e, ove necessario, anche con i servizi sociali e l’autorità giudiziaria, la scuola promuove un percorso di recupero educativo che miri all’inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunità scolastica.
  9. L’allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto anche quando siano stati commessi reati che violano la dignità e il rispetto della persona umana o vi sia pericolo per l’incolumità delle persone. In tale caso, in deroga al limite generale previsto dal comma 7, la durata dell’allontanamento è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo. Si applica, per quanto possibile, il disposto del comma 8.

9-bis. Con riferimento alle fattispecie di cui al comma 9, nei casi di recidiva, di atti di violenza grave, o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ove non siano esperibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunità durante l’anno scolastico, la sanzione è costituita dall’allontanamento dalla comunità scolastica con l’esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all’esame di Stato conclusivo del corso di studi o, nei casi meno gravi, dal solo allontanamento fino al termine dell’anno scolastico.

9-ter. Le sanzioni disciplinari di cui al comma 6 e seguenti possono essere irrogate soltanto previa verifica della sussistenza di elementi concreti e precisi dai quali si desuma che l’infrazione disciplinare sia stata effettivamente commessa da parte dello studente incolpato.

  1. Nei casi in cui l’autorità giudiziaria, i servizi sociali o la situazione obiettiva rappresentata dalla famiglia o dallo stesso studente sconsiglino il rientro nella comunità scolastica di appartenenza, allo studente è consentito di iscriversi, anche in corso d’anno, ad altra scuola.
  2. Le sanzioni per le mancanze disciplinari commesse durante le sessioni d’esame sono inflitte dalla commissione di esame e sono applicabili anche ai candidati esterni.

 

Art. 5 (Impugnazioni)

  1. Contro le sanzioni disciplinari è ammesso ricorso, da parte di chiunque vi abbia Interesse, entro quindici giorni dalla comunicazione della loro irrogazione, ad un apposito organo di garanzia interno alla scuola, istituito e disciplinato dai regolamenti delle singole istituzioni scolastiche, del quale fa parte almeno un rappresentante eletto dagli studenti nella scuola secondaria superiore e dai genitori nella scuola media, che decide nel termine di dieci giorni. Tale organo, di norma, è composto da un docente designato dal consiglio di istituto e, nella scuola secondaria superiore, da un rappresentante eletto dagli studenti e da un rappresentante eletto dai genitori, ovvero, nella scuola secondaria di primo grado da due rappresentanti eletti dai genitori, ed è presieduto dal dirigente scolastico.
  2. L’organo di garanzia di cui al comma 1 decide, su richiesta degli studenti della scuola secondaria superiore o di chiunque vi abbia interesse, anche sui conflitti che sorgano all’interno della scuola in merito all’applicazione del presente regolamento.
  3. Il Direttore dell’ufficio scolastico regionale, o un dirigente da questi delegato, decide in via definitiva sui reclami proposti dagli studenti della scuola secondaria superiore o da chiunque vi abbia interesse, contro le violazioni del presente regolamento, anche contenute nei regolamenti degli istituti. La decisione è assunta previo parere vincolante di un organo di garanzia regionale composto per la scuola secondaria superiore da due studenti designati dal coordinamento regionale delle consulte provinciali degli studenti, da tre docenti e da un genitore designati nell’ambito della comunità scolastica regionale, e presieduto dal Direttore dell’ufficio scolastico regionale o da un suo delegato. Per la scuola media in luogo degli studenti sono designati altri due genitori.
  4. L’organo di garanzia regionale, nel verificare la corretta applicazione della normativa e dei regolamenti, svolge la sua attività istruttoria esclusivamente sulla base dell’esame della documentazione acquisita o di eventuali memorie scritte prodotte da chi propone il reclamo o dall’Amministrazione.
  5. Il parere di cui al comma 4 è reso entro il termine perentorio di trenta giorni. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere, o senza che l’organo di cui al comma 3 abbia rappresentato esigenze istruttorie, il direttore dell’ufficio scolastico regionale può decidere indipendentemente dall’acquisizione del parere. Si applica il disposto di cui all’articolo 16, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241.
  6. Ciascun ufficio scolastico regionale individua, con apposito atto, le modalità più idonee di designazione delle componenti dei docenti e dei genitori all’interno dell’organo di garanzia regionale al fine di garantire un funzionamento costante ed efficiente dello stesso.
  7. L’organo di garanzia di cui al comma 3 resta in carica per due anni scolastici.

 

Art. 5-bis (Patto educativo di corresponsabilità)

  1. Contestualmente all’iscrizione alla singola istituzione scolastica, è richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie.
  2. I singoli regolamenti di istituto disciplinano le procedure di sottoscrizione nonché di elaborazione e revisione condivisa, del patto di cui al comma 1.
  3. Nell’ambito delle prime due settimane di inizio delle attività didattiche, ciascuna istituzione scolastica pone in essere le iniziative più idonee per le opportune attività di accoglienza dei nuovi studenti, per la presentazione e la condivisione dello statuto delle studentesse e degli studenti, del piano dell’offerta formativa, dei regolamenti di istituto e del patto educativo di corresponsabilità.

 

Art. 6 (Disposizioni finali)

  1. I regolamenti delle scuole e la carta dei servizi previsti dalle diposizioni vigenti in materia sono adottati o modificati previa consultazione degli studenti nella scuola secondaria superiore e dei genitori nella scuola media.
  2. Del presente regolamento e dei documenti fondamentali di ogni singola istituzione scolastica è fornita copia agli studenti all’atto dell’iscrizione.
  3. È abrogato il capo III del R.D. 4 maggio 1925, n. 653.

 

I Diritti dello Statuto

Lo Statuto degli Studenti e delle Studentesse rappresenta il testo fondante della cittadinanza studentesca e mette le basi per un impianto normativo atto alla legittimazione del sistema di rappresentanza e partecipazione. Entrato in vigore a giugno del 1998, ha da sempre rappresentato certezza delle regole, riconoscimento dei diritti, rispetto dei doveri ed assunzione di responsabilità in una scuola che ha come principale finalità l’educazione alla democrazia ed alla cittadinanza delle nuove generazioni.

Per la prima volta vengono riconosciuti una serie di diritti imprescindibili, dopo anni di battaglie portate avanti dalle associazioni studentesche. Si può finalmente parlare di libertà d’espressione, diritto alla riservatezza ed alla privacy, diritto di consultazione, a una valutazione trasparente e tempestiva. Si può finalmente parlare di cittadinanza studentesca.

 

Libertà di espressione

Per costruire una scuola realmente democratica la libertà di espressione non può assolutamente venir meno. Lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti sancisce all’articolo 1, comma 4 e all’articolo 4, comma 4, come “la vita della comunità scolastica si basa sulla libertà di espressione, di pensiero,(…) sul rispetto reciproco di tutte le persone che la compongono” e che “in nessun caso può essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell’altrui personalità”, ragion per cui nessuno può penalizzarvi nella valutazione a causa delle opinioni espresse sugli argomenti trattati a lezione oppure con provvedimenti disciplinari per le vostre proteste, se correttamente portate avanti, contro Presidi ed insegnanti. Allo stesso modo non si può limitare né tantomeno sanzionare l’espressione delle vostre opinioni politiche, qualunque sia il mezzo scelto per manifestarle. In occasione di manifestazioni studentesche, ad esempio, sanzionare eventuali “assenze di massa” (che possono verificarsi proprio per l’eventuale adesione all’iniziativa) condiziona la partecipazione degli studenti, limitandone di fatto la libertà di espressione.

 

Riservatezza e diritto alla privacy

L’articolo 2, comma 2, stabilisce che “la comunità scolastica (…) tutela il diritto dello studente alla riservatezza”. Ogni qualvolta che ricevi una valutazione per una prova orale o scritta, oppure richiedi di accedere a facilitazione per il reddito, è tuo diritto farlo in riservatezza. Ricorda che puoi anche ricorrere agli organi di garanzia rispetto a violazioni di questo tipo.

 

Informazione e pubblicità degli atti

Fondamentale nella scuola dell’autonomia è la trasparenza degli atti. Avere accesso alla grande quantità di informazioni che riguardano il proprio percorso formativo è molto importante. Ogni studente dovrebbe ricevere all’atto dell’iscrizione lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, il Piano dell’Offerta Formativa ed il Regolamento d’Istituto, come pure dovrebbe aver diritto a visionare e a discutere il programma didattico delle singole materie all’inizio di ogni anno.

La legge sulla trasparenza (L. 241/90, art. 21-25) stabilisce che gli studenti hanno diritto ad accedere agli atti amministrativi che abbiano interesse personale o giuridico per la loro persona e dunque possono richiedere:

  • I verbali dei consigli di classe, inclusi gli scrutini e non solo la parte riguardante sé stessi
  • I verbali del Collegio dei docenti
  • I registri dei docenti
  • Le verifiche scritte
  • I verbali delle Commissioni d’esame
  • I verbali del Consiglio d’Istituto

 

Valutazione

Ogni volta che si sostiene una prova orale o scritta si ha diritto ad una valutazione tempestiva e comprensibile. Conoscere il voto non è tuttavia la parte più importante: ciò che conta è capire quali sono i meccanismi di valutazione applicati, ovvero la ragione di quel voto, cosi da poter migliorare la propria preparazione o constatare un voto ritenuto iniquo.

 

Diritto di consultazione

Gli studenti hanno diritto non solo ad essere informati delle scelte prese dagli organi di rappresentanza, ma hanno anche diritto di parola su tutte quelle scelte ritenute rilevanti nella vita della loro scuola attraverso una consultazione. Può essere una soluzione indire un vero e proprio “referendum” su temi che possono interessare gli studenti e variare dalla destinazione dei Viaggi d’Istruzione, all’utilizzo delle aule il pomeriggio, ai cambiamenti d’orario fino ad esprimere pareri sui provvedimenti relativi al diritto allo studio previsti dalla Regione o anche riguardo a provvedimenti presi dal Ministero. Si tratta di pareri non vincolanti, le decisioni spettano comunque agli organi collegiali o al Preside; ma il parere degli studenti può avere un peso importante e deve essere presa seriamente in considerazione, perché gli studenti sono parte integrante e attiva della comunità scolastica.

Nel testo si parla di “possibilità” di essere consultati; ma se la questione influisce “in modo rilevante sull’organizzazione della scuola” è giusto pretendere di essere consultati. Se la scuola si rifiuta di farlo, è legittimo attuare forme di protesta e informare l’opinione pubblica anche tramite comunicati alla stampa.

 

Provvedimenti disciplinari

Le sanzioni disciplinari non possono essere assegnate arbitrariamente da un docente ma devono essere disciplinate dal regolamento d’istituto sia nella gravità, che nella forma e nella figura che le assegna. Pertanto cercate subito di conoscere cosa prevede il regolamento del vostro istituto a riguardo. Ricordate che per ogni sanzione potete chiedere la conversione in attività per la scuola e, in caso crediate che la sanzione sia ingiusta, potete contestarla all’Organo di Garanzia interno all’istituto, a quello regionale o direttamente al TAR (tribunale amministrativo regionale) e contattarci per essere difesi.

 

Conquistarsi un diritto un più!

Lo Statuto è molto generico e bisogna tenere presente che spesso enuncia solo in via di principio diritti che sono contenuti in altri testi legislativi, quindi aspettatevi forti resistenze da parte di qualche docente o dirigente scolastico, ma non demordete e non scoraggiatevi: l’esistenza stessa dello Statuto dimostra che non siete soltanto utenti di un servizio ma parte integrante e attiva della comunità scolastica, veri protagonisti e cittadini della vostra scuola.

 


Normative fondamentali

 

  • Testo unico delle disposizioni legislative in materia di Istruzione, D.Lgs. 297/94

È attualmente la legge principale del sistema scolastico italiano. Costituisce la normativa per l’istituzione e l’ordinamento scolastico generale, l’ordinamento del personale e dell’amministrazione centrale e periferica, il coordinamento dei livelli territoriali del sistema, la governance delle scuole. In particolare per noi studenti è fondamentale conoscere gli articoli del Titolo I, dove viene regolamentata anche la rappresentanza studentesca, l’istituzione e il funzionamento degli organi collegiali e il diritto di assemblea.

 

  • Regolamento per l’Autonomia Scolastica, D.P.R. 275/99

È il regolamento di attuazione del sistema dell’Autonomia Scolastica, con il quale è stata riconosciuta alle scuole un certo grado di autonomia amministrativa, finanziaria, organizzativa e didattica. Con l’introduzione dell’Autonomia le scuole hanno acquisito personalità giuridica e molte cose sono cambiate e stanno ancora cambiando, rispetto ad alcune delle precedenti disposizioni del Testo Unico. Il Preside ad esempio è diventato Dirigente Scolastico, titolare della rappresentanza legale della scuola. È nato il Piano dell’Offerta Formativa (POF), la possibilità di fare progetti formativi, sperimentare innovazioni didattiche e creare reti di scuole.

 

  • Statuto delle Studentesse e degli Studenti, D.P.R. 249/98

Abbiamo illustrato lo Statuto già al capitolo 5; in generale, lo Statuto può essere considerato la nostra piccola Costituzione, perché regola il ruolo e la vita dello studente all’interno della scuola.

 

  • Attività integrative e Consulta Provinciale degli Studenti, D.P.R. 567/96

Il “Regolamento per la disciplina delle iniziative complementari e delle attività integrative nelle istituzioni scolastiche” è stata un’innovazione importantissima per la Scuola italiana. Si stabilisce il concetto di “scuola aperta”, cioè una scuola che non è più solo luogo di apprendimento statico ma è un centro culturale e formativo per gli studenti ma anche per tutta la cittadinanza. Si regola la possibilità per le scuole di realizzare attività formative oltre alle lezioni curricolari; si stabilisce la possibilità di fare attività e progetti anche in convenzione con enti e associazioni, in particolare con le associazioni studentesche, di cui si stabilisce il ruolo a livello d’istituto, locale e nazionale. Infine, nasce la Consulta Provinciale degli Studenti (CPS), organo autonomo di rappresentanza studentesca territoriale, di cui parliamo approfonditamente al capitolo 3.

 

  • Elezioni degli Organi Collegiali, O.M. 215/91

È la normativa che regola lo svolgimento delle elezioni degli Organi Collegiali e quindi anche delle elezioni per la rappresentanza degli studenti in Consiglio di Classe e d’Istituto.

 

  • Valutazione degli alunni, D.P.R. 122/09

È il nuovo regolamento per la valutazione degli studenti. Nell’ambito della Riforma Gelmini del 2008, stabilisce nuove regole come l’obbligo di frequenza di almeno il 75% delle ore di lezione nell’anno scolastico, la valutazione del comportamento o condotta, il sistema dei debiti/crediti scolastici. Stabilisce anche regole specifiche per la valutazione degli alunni disabili, degli alunni con difficoltà specifiche d’apprendimento (DSA) e degli alunni in ospedale.

 

 

  • Buona Scuola, Legge 107/15

 

E’ l’ultima riforma della pubblica istruzione che reinterpreta l’autonomia scolastica ridefinendo alcuni assetti della governance e accentrando alcune competenze e scelte nella figura del dirigente scolastico, andando anche ridisegnare la vita scolastica dei docenti e il ruolo di questi ultimi. Questo sulla base dei criteri definiti dal comitato di valutazione, nuovo organo predisposto dalla neonata riforma, valuta i docenti in prova o in formazione o decide gli insegnati a sua discrezione meritevoli a cui attribuire il cosiddetto bonus (anche definito scatto stipendiale di merito), in più definisce gli indirizzi del nuovo pof reso triennale dalla legge all’interno del quale si inseriscono due novità: la questione dei finanziamenti privati e quella del curriculum dello studente. Oltre a redifinire l’assetto di autogoverno e redistribuire le competenze e il potere decisionale la legge introduce altre novità, molte di queste, come la possibilità anche per i licei di effettuari i percorsi di alternanza o tutta la parte del diritto allo studio sono esplicitate da deleghe o comunque necessitano ancora di un decreto attuativo.

 


 

La Rete e la Rappresentanza

Noi della Rete degli Studenti Medi crediamo fortemente nella Rappresentanza Studentesca e lo dimostra questo stesso manuale che ora state leggendo! Crediamo nella Rappresentanza e quindi ci investiamo le nostre risorse, le nostre capacità e tutta la nostra passione.

Poiché siamo un sindacato studentesco ci poniamo innanzitutto come servizio al sistema della rappresentanza; con il nostro lavoro, con le nostre iniziative, cerchiamo per quanto possibile di integrare il sistema rappresentanza su 3 fronti, coprendo le falle che la Scuola non riesce a coprire:

  • in-formazione: tramite i nostri materiali, le nostre riunioni e i nostri corsi di formazione rendiamo gli studenti rappresentati più informati e consapevoli, mentre forniamo agli studenti rappresentanti le competenze e le conoscenze minime necessarie per svolgere bene il proprio lavoro. È chiaro che informazione e formazione per noi sono strettamente collegate, perché la prima è il presupposto della seconda.
  • collegamento: tramite le nostre strutture realizziamo momenti di collegamento e spazi di confronto sia politico che operativo tra i rappresentanti di diverse realtà scolastiche e di diversi livelli, in un contesto meno burocratico e formale della CPS.
  • supporto sindacale e tecnico-organizzativo: tramite le nostre strutture forniamo aiuto per vertenze e ricorsi (sindacale) e per la realizzazione di iniziative di vario genere, dall’assemblea, all’autogestione, alle proteste, ecc…(tecnico-organizzativo).

Per realizzare questo modello, da anni portiamo avanti una serie di iniziative mirate a mettere in pratica i 3 punti precedenti, lavorando su varie tematiche connesse con la Rappresentanza che poi ogni giorno cerchiamo di portare nelle scuole all’attenzione dei nostri compagni:

  • Favoriamo l’istituzione territoriale del “coordinamento rappresentanti d’istituto” (CRI);
  • Realizziamo iniziative culturali e formative fuori e dentro la scuola, collegando su tematiche specifiche studenti di diverse scuole nella stessa città o territorio;
  • Proponiamo nelle scuole, negli spazi studenteschi, le nostre idee e le nostre tematiche tramite la rappresentanza attiva praticata già dai nostri membri;
  • Creiamo schede vademecum utili a risolvere certe tipiche situazioni problematiche;
  • Teniamo corsi di formazione alla rappresentanza, basati sull’apprendimento delle Informazioni contenute in questo manuale, la condivisione delle esperienze e la messa in pratica delle conoscenze acquisite, per creare competenze;
  • Creiamo e distribuiamo il manuale che stai leggendo;
  • Utilizziamo web sites e social network per creare spazi virtuali di confronto tra studenti e anche tra rappresentanti degli studenti;
  • Contrattiamo con le Istituzioni locali e nazionali per il miglioramento delle condizioni studentesche e del sistema scolastico tutto e per garantire il diritto allo studio;
  • Organizziamo vertenze locali, vertenze nazionali, manifestazioni, flash mob e altre forme di protesta per difendere i diritti degli studenti e denunciare i problemi della scuola pubblica;
  • Elaboriamo, promuovendo il confronto e la partecipazione, la proposta da affiancare alla protesta per offrire una prospettiva seria di miglioramento del nostro sistema scolastico e del Paese in generale.